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Caratteri

Caratteri di metallo: punzoni e matrici

Dopo alcuni tentativi, intorno al 1450 Gutenberg inventò e affinò un sistema che per molti secoli divenne il fondamento per la produzione dei caratteri mobili. Tutto inizia con l’incisione di un punzone, ovvero un utensile di acciaio temprato lavorato a mano, sulla cui sommità si trova il glifo (lettera, simbolo, numero) che si desidera trasformare in carattere tipografico. Il punzone, inciso con estrema precisione, viene battuto su una superficie metallica più morbida, quasi sempre in rame, creando un’impronta che costituirà la base per la colata di metallo dalla quale prenderà vita il carattere: questo secondo elemento, denominato matrice, presenta il glifo in negativo rispetto alla superficie del blocchetto. La difficoltà di questo procedimento è data dalla necessità di creare i punzoni e le matrici per tutti i segni di un determinato set di caratteri, in tutti i corpi disponibili: pensa a quanto può essere complesso lavorare con i corpi più piccoli! D’altra parte, però, l’intuizione di Gutenberg fu incredibile considerato il periodo storico – in un certo senso, anticipò di circa 400 anni quello che diventerà un sistema di uso comune nei processi industriali, dove il disegno di un prototipo (punzone e matrice) dà vita a un numero potenzialmente infinito di repliche identiche tra loro (i caratteri).